Garaguso

I risultati di indagini archeologiche indicano che la località fu abitata sin dall'età preistorica, mentre la frequentazione magnogreca dalla vicina Metaponto è attestata dal rinvenimento casuale di un raffinato modellino, in marmo greco dell'isola di Paro, di cella templare ellenica con divinità femminile seduta, in stile severo, databile al V sec. a. C.: probabile antropomorfizzazione, secondo un non meglio precisabile modello iconografico dell"arte religiosa di Metaponto (molto probabilmente Hera, senza escludere l'ipotesi di Demetra o Persefone), di una primitiva sconosciuta divinità indigena della fertilità (Moret).

La scoperta e divulgazione del reperto avvenne nel 1916 ad opera del solerte archeologo di San Mauro Forte Vittorio Di Cicco. Il "tempietto" e "la dea di Garaguso" sono ora esposti presso il Museo archeologico provinciale di Potenza. Il manufatto ha suscitato subito l'interesse degli archeologi e storici dell'arte antica, tra cui l'accademico tedesco E. Langlotz (1895 / 1978), che ha ritenuto il reperto fabbricato in Grecia, mentre il sito è stato oggetto successivamente di numerose campagne di scavo, frequenti ma brevi e provvisorie, che hanno evidenziato segni della presenza di un grande luogo di culto ellenizzato. Ulteriori esplorazioni nella vicina area di Grotta delle Fontanelle, sul versante settentrionale della rupe di Garaguso, hanno portato alla luce grandi quantità di ex voto: ceramica e figurine di divinità sedute o stanti, rinvenimenti che fanno sospettare la presenza di un altro o addiriittura due santuari con culti rivolti ad entità divine dai caratteri simili a quelli della dea del santuario più importante (Bertesago, Garaffa).

Tali cosi dense scoperte archeologiche confermano il ruolo della località nel mondo antico quale centro di contatto tra gli indigeni enotri e i Greci delle colonie costiere, ma anche come luogo ritenuto dotato di notevoli valenze sacrali legate alla particolare topografia e all'ambiente naturale caratterizzato da rupi, corsi d'acqua, grotte e sorgenti. Per il Medioevo, nel catalogo dei baroni, di epica normanna, redatto sotto Guglielmo II, è nominato un Adam de Garagusa, mentre in una bolla del 1060, Garaguso viene incluso nella giurisdizione del vescovo di Tricarico. Fu inoltre feudo dei Sanseverino, dei Poderico e della Casa di Palo, ed infine dei Revertera, per lunghi secoli, a partire dal viceregno spagnolo e fino alla scomparsa della feudalità.

I risultati di indagini archeologiche indicano che la località fu abitata sin dall'età preistorica, mentre la frequentazione magnogreca dalla vicina Metaponto è attestata dal rinvenimento casuale di un raffinato modellino, in marmo greco dell'isola di Paro, di cella templare ellenica con divinità femminile seduta, in stile severo, databile al V sec. a. C.: probabile antropomorfizzazione, secondo un non meglio precisabile modello iconografico dell"arte religiosa di Metaponto (molto probabilmente Hera, senza escludere l'ipotesi di Demetra o Persefone), di una primitiva sconosciuta divinità indigena della fertilità (Moret).

La scoperta e divulgazione del reperto avvenne nel 1916 ad opera del solerte archeologo di San Mauro Forte Vittorio Di Cicco. Il "tempietto" e "la dea di Garaguso" sono ora esposti presso il Museo archeologico provinciale di Potenza. Il manufatto ha suscitato subito l'interesse degli archeologi e storici dell'arte antica, tra cui l'accademico tedesco E. Langlotz (1895 / 1978), che ha ritenuto il reperto fabbricato in Grecia, mentre il sito è stato oggetto successivamente di numerose campagne di scavo, frequenti ma brevi e provvisorie, che hanno evidenziato segni della presenza di un grande luogo di culto ellenizzato. Ulteriori esplorazioni nella vicina area di Grotta delle Fontanelle, sul versante settentrionale della rupe di Garaguso, hanno portato alla luce grandi quantità di ex voto: ceramica e figurine di divinità sedute o stanti, rinvenimenti che fanno sospettare la presenza di un altro o addiriittura due santuari con culti rivolti ad entità divine dai caratteri simili a quelli della dea del santuario più importante (Bertesago, Garaffa).

Tali cosi dense scoperte archeologiche confermano il ruolo della località nel mondo antico quale centro di contatto tra gli indigeni enotri e i Greci delle colonie costiere, ma anche come luogo ritenuto dotato di notevoli valenze sacrali legate alla particolare topografia e all'ambiente naturale caratterizzato da rupi, corsi d'acqua, grotte e sorgenti. Per il Medioevo, nel catalogo dei baroni, di epica normanna, redatto sotto Guglielmo II, è nominato un Adam de Garagusa, mentre in una bolla del 1060, Garaguso viene incluso nella giurisdizione del vescovo di Tricarico. Fu inoltre feudo dei Sanseverino, dei Poderico e della Casa di Palo, ed infine dei Revertera, per lunghi secoli, a partire dal viceregno spagnolo e fino alla scomparsa della feudalità.

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